Il rugby alle olimpiadi!

Riporto un'articolo apparso su lastampa.it, dove si spiega perchè il rugby non sia presente alle olimpadi:

"Si dice che a Pierre de Coubertin l’idea dei Giochi olimpici, quelli suoi in versione moderna dal 1896 in poi, gli sia venuta conquistato dal rugby. E allora perchè questo grande sport non c'è, alle Olimpiadi di Pechino? Ho chiesto a Marco Pastonesi, giornalista della “Gazzetta dello Sport” autore di “Ovalia, il dizionario erotico del rugby” (ed. Baldini Castoldi Dalai), oltre che ex giocatore e grande appassionato di rugby, come mai. Mi ha risposto così, via email:

«E pensare che Pierre de Coubertin, il barone: innamorato perso del rugby. Si dice che l’idea dei Giochi olimpici, quelli in versione moderna, quelli dal 1896 in poi, insomma quelli suoi, gli sia venuta conquistato dal rugby. Per forza: dentro c’era tutto. Il più veloce (citius, a cominciare dalle ali), il più alto (altius, come le seconde linee), il più forte (fortius, qui c’è solo l’imbarazzo). Perdipiù dilettanti, ma dilettanti in senso talebano, rigorosissimo, esagerato. Fatto sta che alla seconda edizione, Parigi, 1900, il rugby c’era: prima la Francia, seconda la Germania. E si racconta che il barone abbia fatto anche l’arbitro. Poi nel 1908, a Londra: prima l’Australia (la Nazionale era soprannominata “Rabbits”, conigli, poi da un referendum sui giornali inglesi venne scelto “Wallabies”, canguri: meglio), seconda l’Inghilterra (o meglio il club Cornwall, che aveva appena vinto il campionato). Poi nel 1924, a Parigi: primi gli Stati Uniti, seconda la Francia, terza la Romania. Poi, da allora, fine del rugby olimpico: tant’è che – volendo - gli Stati Uniti possono essere considerati ancora come i campioni in carica.

Tecnicamente c’è una sola ragione per cui il rugby non è più stato sport olimpico: un torneo a 16 squadre (meno del minimo, secondo i canoni applicati nelle altre discipline) durerebbe troppo. Perché ci vorrebbero quattro turni (ottavi, quarti, semifinali e finali), ma tra un turno e l’altro sarebbero necessari almeno quattro o cinque giorni di riposo e recupero. Così si è pensato di sostituire il rugby a XV (la tradizione impone il numero romano: comunque 15 contro 15) con il rugby a 7 (in questo caso per convenzione si scrive così: comunque 7 contro 7). Ma si tratta di un altro sport: per filosofia, per spirito, per strategia. La stessa parentela, ma anche la stessa distanza, che passa fra calcio e calcetto.

Ci sarebbe anche un’altra ragione, economica: l’International Rugby Board, “quei parrucconi” della federazione internazionale, è già abbastanza ricca con la sua Coppa del mondo, e poi con il suo Sei Nazioni, e poi con il suo Tri-Nations»."

1 Commenti / Lascia un commento!):

il ricciolo ha detto...

cari amici, cercherò di esserci all'allenamento del 3 settembre...e naturalmente con voi a torino per italia - pumas. un abbraccio